COMPOSIZIONE DI FOGLI DI QUADERNO MANOSCRITTI 
2018

Estratto dall’installazione “Il RUMOROSO SILENZIO” 
Artista del mese su Rolling Stone di Luglio 2018
nella rubrica ARTCORE a cura di Nicolas Ballario

Per la mia tesi di laurea all’Accademia mi inoltrai in una ricerca sulla correlazione fra il suono ed il processo di nascita di un opera d’arte.
Fra scritti di artisti, studi antropologici, cosmogonie, mi trovai a tracciare un filo rosso che univa l’atto creativo con l’elemento sonoro. Suono inteso come energia creatrice, atto comunicativo universale.
Non c’è una cosmogonia che non veda il suono come incipit, e molto spesso gli dei di popolazioni primitive sono strumenti musicali o puri suoni senza corpo.
Nel frattempo mi accorsi del minuzioso lavoro che pazientemente mia zia portava avanti ogni giorno per ore, di quei foglietti custoditi gelosamente, scritti in una lingua indecifrabile, un significato senza significante.
Una comunicazione sui generis come la musica, come l’arte. Da li ho iniziato ad intessere parallelismi fra la mia ricerca e la sua produzione, riscontrando nel suo operato una ingenuità comunicativa che rendeva universale, comprensibile ed estremamente forte il suo gesto e la sua opera.
Mia zia ha un carattere particolare, è difficile parlarci, creare un legame costante.
Quei suoi graffi, segni di un tempo eterno che non passa, pomeriggi di noia, mi fecero riflettere sulla sua solitudine, riempiendomi di commozione. La solitudine che può provare soltanto qualcuno quando ciò che crea è carico di un potenziale enorme che però è di difficile lettura, un’interferenza.
Volevo che quei fogli uscissero dalla sua stanza e che il suo sforzo di creare e comunicare fosse apprezzato, che qualcuno si sforzasse per una volta di comprendere, quella diversità, quella solitudine, quella noia di giornate tutte uguali. Volevo renderla fiera di se stessa e farle capire che ciò che stava facendo da anni poteva avere un senso.
Ne parlai con lei, e da allora ogni volta che vado a trovarla, ha per me un plico dei suoi foglietti manoscritti, che io accumulo e conservo gelosamente.
Ho scelto questa composizione di nove fogli, selezionati fra gli ultimi che ha realizzato perché a distanza di anni li ho trovati mutati. Nei primi c’era più respiro, una variazione sullo stesso tema, in questi ultimi nulla va diversamente da ciò che impone il flusso, e tutto è pervaso da un horror vacui senza scampo, il ritmo è ripetitivo e se inizialmente ciò che provavo era tenerezza e commozione, ora ciò che provo è tristezza.
Gli accumuli di linee in fondo ad ogni foglio poi mi fanno pensare a delle onde, di nuovo come un suono, come onde del suono e a un’angoscia della fine, un’angoscia senza fine, onde senza fine.